Fin dalla antichità la possibilità di adoperare il sangue per ottenerne benefici, fu vagheggiata da numerosi filosofi, famosi storici e scienziati (Plinio il Vecchio, Ovidio, Leonardo da Vinci, etc.).

In controtendenza, addirittura il sangue fu considerato inquinato, quando un paziente veniva considerato malato e si passò dalla ipotetica trasfusione (non troppo ipotetica perché qualcuno la praticò tra animale e uomo con ovvi risultati) a salassi (sottrazione di sangue attraverso il taglio di una vena) multipli seriati che contribuivano non poco alla causa di morte dello sventurato. (Sembra che anche il presidente George Washington sia morto a causa degli eccessivi salassi a cui fu sottoposto).

Nel 19° secolo molti scienziati avevano provato a trasfondere sangue umano in altro essere umano, talvolta riuscendoci, ma il più delle volte la morte del trasfuso era la conclusione della pratica eseguita senza una cognizione di causa. Da quel momento è stato capito che vi era una diversità sconosciuta che impediva le trasfusioni. L’argomento, come si evince, era molto importante soprattutto pensando alle varie guerre che allora imperversavano in molte parti del mondo e alle ferite con perdite ematiche importanti (emorragie), che portavano a morte i vari combattenti. Anche nei travagli del parto, in quei tempi, le emorragie erano all’ordine del giorno con conseguente morte della partoriente.

Solo nei primi del 1900 un patologo austriaco tale Karl Landsteiner, scoprì che sulla parete del globulo rosso esistevano delle proteine particolari (Antigeni) che erano differenti in quattro tipi di Globuli Rossi.

Fu così scoperta che la varietà dei globuli rossi nella specie umana era suddivisa in quattro gruppi: Gruppo 0 (zero), Gruppo A, Gruppo B, Gruppo AB. In caso di trasfusione dovevano essere rispettati i gruppi sanguigni per ciascun trasfuso. Solo in seguito, verso gli anni ‘40, fu scoperta un’altra peculiarità dei gruppi sanguigni, ovvero la presenza o meno di un altro antigene: il fattore Rh, che avrebbe suddiviso i gruppi sanguigni in ulteriori sottogruppi Rh positivi e Rh negativi. La scoperta del fattore Rhesus, nome dato al fattore per la scimmia (Macacus Rhesus) che con i propri GR contribuì alla scoperta del nuovo antigene, portò un ulteriore perfezionamento delle trasfusioni e si riuscì quindi ad evidenziare che il Gruppo Zero (0) RH negativo era il donatore universale, mentre il Gruppo AB RH positivo era il ricevente universale.

Con tale scoperta si riuscì a capire il perché di molte morti neonatali, infatti il concepimento di un figlio tra genitori Rh diversi poteva contribuire alla insorgenza nel feto, di una malattia immunologica chiamata Eritroblastosi Fetale che portava a morte il feto Rh positivo in madre Rh negativa, il cui organismo sviluppava anticorpi contro i Globuli rossi fetali procurando loro una emolisi massiva. Oggi una semplice terapia immunologica, da fare normalmente entro la 28 esima settimana, salva migliaia di vite. Anche in campo medico legale ci fu una ricaduta positiva sia come prove giudiziali, che come prove di tipo genetico genitoriale, oggi superate dalle prove del DNA.

All’inizio del secolo un grande contributo fu dato da scienziati di vari paesi, nello scoprire sostanze da mischiare al sangue per mantenerlo liquido ovvero scoagulato e conservarlo per lungo tempo, pena la impossibilità ad essere trasfuso. Le nuove conoscenze di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti, hanno portato all’affinamento delle trasfusioni come si intendono ora. Purtroppo alla Emotrasfusione fu addebitata una grave colpa anche se inconsapevolmente perpetrata; infatti negli anni 70/80 la mancanza di conoscenza dei virus dell’epatite B, C, D e della AIDS ha contribuito non poco alla diffusione di tali malattie che hanno dato luogo a numerosi risarcimenti e invalidità. Solo negli ultimi 20 anni le trasfusioni di sangue sono risultate sicure e affidabili.

 

A cura dello Staff Medico


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