Le disfunzioni del pavimento pelvico interessano un quarto della popolazione adulta, in gran misura donne; solitamente si manifestano con sintomi quali stitichezza, incontinenza, segni di prolasso d’organo, difficoltà o impossibilità ad avere rapporti sessuali. Questi problemi incidono in maniera considerevole sul quotidiano e sulla qualità di vita del paziente che ne soffre.

Si stima che in Europa siano oltre 36 milioni le persone che soffrono di incontinenza urinaria, tra questi il 60% sono donne, e il numero delle persone colpite è in costante aumento a causa dell’allungamento della vita. L’incontinenza urinaria non è solo un problema della terza età, può infatti manifestarsi anche prima. Tra i fattori di rischio predisponenti si evidenziano traumi al bacino, pluriparità, interventi chirurgici, obesità, tosse cronica, patologie neurologiche e disturbi cognitivi.

L’incontinenza urinaria è spesso chiamata “malattia silenziosa” poiché le donne che ne soffrono ne parlano raramente. Il medico di famiglia è il professionista a cui le donne afferiscono con più frequenza per problemi legati al proprio stato di salute, indipendentemente dal benessere della sfera genitale e sessuale, è da qui che può partire il primo intervento di sensibilizzazione. Inoltre, i professionisti che interagiscono con la sfera genitale femminile, sono e devono essere in grado di individuare fattori rischio predisponenti, indirizzando la paziente verso un percorso rieducativo e riabilitativo, ove necessario.

Le patologie da disfunzione del pavimento pelvico sono dovute essenzialmente ad una ipotonia e/o disfunzione delle strutture muscolari involontarie e striate, che partecipano alla costituzione del retto, degli sfinteri anali, del muscolo elevatore dell’ano e pubococcigeo. Un'alterazione delle sue strutture perineali si traduce in svariate patologie come:

  • Incontinenza urinaria (da stress, da sforzo, mista, vescica iperattiva).
  • Prolasso d’organo: vescica (cistocele), retto (rettocele), vagina (colpocele), intestino (enterocele), utero (isterocele).
  • Incontinenza di gas e/o feci.
  • Stipsi cronica.
  • Dolore pelvico cronico.
  • Dispareunia (dolore avvertito nell’area della vagina o della pelvi durante i rapporti).
  • Vulvodinia (sindrome dolorosa cronica vulvare caratterizzata da bruciore, irritazione, gonfiore e arrossamento).
  • Vaginismo (contrazione spastica dolorosa della vagina, che la rende difficilmente accessibile soprattutto durante i rapporti).

Queste patologie possono essere affrontate con un trattamento riabilitativo personalizzato conservativo, completamente dedicato alla muscolatura perineale, prima di ricorrere ad un intervento chirurgico. Oggi è possibile offrire trattamenti di riabilitazione di documentata efficacia per trattare disturbi pelvi-perineali, con un’elevatissima probabilità di successo, stimata nel 80% - 95% dei casi. Tra gli interventi di riabilitazione perineale, il professionista dedicato può avvalersi di tecniche non strumentali, come la “chinesiterapia”, tecniche strumentali, come la stimolazione elettrica funzionale, il biofeedback e i coni vaginali.

Tecniche e strumenti disponibili si distinguono tra loro per indicazioni, controindicazioni e modalità di utilizzo; queste differenze li rendono specificatamente appropriati al paziente a seconda della sua condizione, dell’obiettivo terapeutico, delle diverse fasi del processo terapeutico in corso. La pianificazione del trattamento contribuisce pertanto a personalizzare la terapia, strategia fondamentale per porre la persona al centro del processo terapeutico. Di fondamentale importanza è capire che il trattamento offerto alla paziente deve essere sia riabilitativo che rieducativo, suggerendo corretti stili di vita e movimenti nelle attività quotidiane; la non partecipazione attiva della donna è la vera e unica controindicazione per la buona riuscita dell’intervento.

Le perdite involontarie di urina, feci o gas, l'urgenza minzionale, l'impossibilità o la difficoltà ad avere una vita sessuale attiva, determinano sicuramente una condizione di vita non ottimale e possono essere causa di situazioni imbarazzanti vissute nella vita di coppia, in famiglia, sul luogo di lavoro e in qualsiasi contesto sociale.

Intervenire precocemente con una terapia di rieducazione perineale può considerarsi un ottimo intervento di prevenzione primaria e secondaria dei disturbi pelvi perineali, sensibilizzare le donne al problema può anche aiutare il professionista a far emergere una patologia conclamata da tempo e spesso nascosta. La terapia riabilitativa perineale è un valido strumento per trattare le disfunzioni del pavimento pelvico: insieme all’elevata probabilità di successo, ha svariati vantaggi poiché indolore, di ridotta invasività e priva di effetti collaterali.

Redatto da:
Dott.ssa Laura Frascati (SML Salus Per di Sesto Fiorentino - Firenze)


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